Parole chiave

Bauhaus fotografia nuova visione asimmetria sperimentalità

Categorie

Teoria Saggio

Il secondo numero di ISIA Journal of Design prosegue nel lavoro di definizione dell’identità della rivista per mezzo dell’esplorazione di ambiti disciplinari e di ricerca che determinano una vera e propria mappatura del progetto in maniera pragmatica e situata. Temi storici e approfondimenti critici si alternano a progetti di ricerca e didattici caratterizzati dalla centralità del progetto. I contributi raccolti affrontano il progetto come pratica operativa e riflessiva, capace di agire su contesti complessi attraverso processi aperti, dispositivi e mediazioni. I testi, pur muovendosi in ambiti differenti, condividono un’attenzione per il design inteso non come esito formale, ma come costruzione di relazioni, produzione di senso e trasformazione dei modi di pensare e agire.

Moholy-Nagy e il senso obliquo Le asimmetrie fitigrafiche nel Bauhaus

Main Article Content

Giovanni Curtis,

Abstract

Non è semplice ricavare dal Bauhaus una ben precisa linea teorica, in quanto rappresenta un intreccio di tendenze e d’influenze molto varie: ciò costituisce una sua debolezza, ma al contempo un elemento di forza. Per tale motivo non si può affermare che esista uno stile fotografico bauhausiano, esistono però le innumerevoli fotografie e i molti fotografi che da quella scuola hanno preso linfa all’interno di un’epoca che ha fatto della sperimentalità un fattore principe, anche grazie alle teorie costruttiviste e a quelle di altre avanguardie. E di questo ambito di ricerca fa pienamente parte quello sguardo “distorto” sul mondo segnato spesso da prospettive vertiginose, come nel caso degli scatti dall’alto o dal basso. Si verifica, per dirla con Greimas, una presa estetica: un istante intensivo e sensoriale che schiude all’esperienza estetica e porta a interrogarci sul concetto di simmetrico e asimmetrico nella fotografia e in particolare di quella praticata dai Bauhäusler.


It is difficult to distill a clearly defined theoretical framework from the Bauhaus, as it constitutes a complex intersection of diverse tendencies and influences. This heterogeneity may be seen as a weakness, yet it simultaneously represents a significant source of strength. Consequently, it would be reductive to speak of a singular, codified "Bauhaus photographic style." Rather, one must consider the myriad photographs and numerous photographers who, during an era that privileged experimentation—thanks in part to Constructivist theories and other avant-garde movements—found inspiration in the Bauhaus ethos. This field of inquiry fully includes the “distorted” gaze on the world—often articulated through vertiginous perspectives, such as views from above or below. In such instances, to use Greimas’s terminology, an saisie esthétique (Aesthetic apprehension) takes place: an intensive, sensory moment that discloses the aesthetic experience and prompts reflection on the notion of symmetry and asymmetry in photography, particularly as practiced by the Bauhäusler.

Article Details