Parole chiave
Il secondo numero di ISIA Journal of Design prosegue nel lavoro di definizione dell’identità della rivista per mezzo dell’esplorazione di ambiti disciplinari e di ricerca che determinano una vera e propria mappatura del progetto in maniera pragmatica e situata. Temi storici e approfondimenti critici si alternano a progetti di ricerca e didattici caratterizzati dalla centralità del progetto. I contributi raccolti affrontano il progetto come pratica operativa e riflessiva, capace di agire su contesti complessi attraverso processi aperti, dispositivi e mediazioni. I testi, pur muovendosi in ambiti differenti, condividono un’attenzione per il design inteso non come esito formale, ma come costruzione di relazioni, produzione di senso e trasformazione dei modi di pensare e agire.
La delega creativa nell'era dell'intelligenza artificiale dalla téchne all'orchestrazione algoritmica
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Abstract
Il presente contributo esplora il concetto di delega come categoria interpretativa fondamentale per comprendere la relazione tra Uomo e tecnologia nel campo della creatività. Partendo dalla riflessione heideggeriana sulla tecnica come modalità di disvelamento dell'essere, l'articolo traccia una genealogia filosofica della delega che attraversa la téchne greca, l'antropologia dell'esonero di Gehlen, fino alle attuali manifestazioni dell'intelligenza artificiale generativa. La tesi centrale sostiene che la delega non costituisce un fenomeno accessorio o strumentale, ma rappresenta la modalità costitutiva attraverso cui l'umano abita il mondo tecnicamente mediato, estendendo le proprie capacità oltre i limiti biologici. Nell'era della producibilità tecnologica, questa dinamica assume forme inedite che richiedono una riflessione critica sul ruolo del designer come orchestratore di processi creativi distribuiti, capace di mantenere la centralità della sensibilità umana pur abbracciando le potenzialità algoritmiche. L'articolo propone una visione della delega consapevole come pratica etica e progettuale che, lungi dal rappresentare una diminuzione dell'umano, ne costituisce piuttosto una possibile amplificazione, a condizione di preservare quella capacità di giudizio critico e di risonanza significante che rimane irriducibilmente umana.
This paper explores the concept of delegation as a fundamental interpretative category for understanding the relationship between Man and technology in the field of creativity. Starting from Heidegger’s reflection on technique as a mode of unveiling being, the article traces a philosophical genealogy of delegation that runs through Greek téchne, Gehlen’s anthropology of exemption, up to the current manifestations of generative artificial intelligence. The central thesis argues that delegation is not an accessory or instrumental phenomenon, but represents the constitutive modality through which humans inhabit the technically mediated world, extending their capabilities beyond biological limits. In the era of technological producibility, this dynamic takes on new forms that require a critical reflection on the role of the designer as an orchestrator of distributed creative processes, capable of maintaining the centrality of human sensitivity while embracing algorithmic potential. The article proposes a vision of conscious delegation as an ethical and planning practice that, far from representing a diminution of the human, rather constitutes a possible amplification, provided that it preserves that capacity for critical judgment and significant resonance that remains irreducibly human.